Comune di

Crotone

Affacciata sulle limpide acque del Mar Jonio, Crotone è una città che vanta una storia millenaria.Fondata dagli Achei nell’VIII sec. a.C. con il nome di Kroton, conserva ancora numerosi resti archeologici, tra cui spiccano per importanza quelli del santuario di Hera Lacinia, testimonianze visive di un passato glorioso che la vedeva tra le prime città della Magna Grecia.

Nota per la vigoria dei suoi atleti, primo fra tutti l’olimpionico Milone e la scuola medica di Alcmeone e Democede, la città raggiunse il suo periodo più florido nel VI sec. a.C. con l’arrivo del filosofo samio Pitagora che qui fondò la sua scuola.

Punto geografico strategicamente rilevante, Crotone ha mantenuto le caratteristiche di una vera e propria cittadella fortificata fino al 1800, con l’abitato protetto dall’imponente fortezza e racchiuso dai bastioni della cinta muraria, rifortificata nel ‘500 per volontà del viceré Don Pedro di Toledo.

La città vecchia, un sorprendente e labirintico snodarsi di strade strettissime, vicoli ciechi e piazzette che creano suggestivi e scenografici scorci prospettici, conserva intatti gli echi di un’urbanizzazione a strati di sapore tutto mediterraneo, con richiami greco-bizantini, spagnoli e un rimando forte al Settecento napoletano. Oggi, la città è una frequentata località balneare.

Francesco di Giorgio Martini a Crotone

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LA FORTEZZA

La fortezza di Crotone, nota anche come Castello di Carlo V, si arrocca intorno ad un’altura, già sede dell’acropoli greca, a dominio del tratto di mare circostante, posizione che tradisce una funzione essenzialmente strategico-difensiva. Con gli oltre 14.000 mq, è uno dei più imponenti fortilizi militari del Meridione e un invidiabile esempio di architettura militare di “transizione”. La struttura odierna, frutto di una complessa stratificazione costruttiva, mantiene la pianta quadrangolare assunta nel periodo aragonese, poi potenziata, sotto l’impero di Carlo V, per mezzo di bastioni pentagonali a scarpa. Con i due torrioni cilindrici del fronte di terra, Comandante e Aiutante, e i bastioni, S. Giacomo e Santa Caterina, conserva dunque tipologie costruttive pertinenti sia alla difesa “piombante” che alla difesa “radente”.

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RIFERIMENTI CRONOLOGICI

In un contesto cronologico di difficile datazione, alcune date rimangono certe. Sappiamo di una prima fortificazione risalente all’840 d.C, mentre nel 1140 il castello è annoverato tra i 75 esistenti nel registro dei vassalli di Ruggero II. Dopo aver attraversato le dominazioni sveve e angioine, nel 1444, la città, a seguito di un durissimo assedio, passa sotto la dominazione aragonese e acquisisce la demanialità. È in questo periodo che la storia della fortezza inizia ad intrecciarsi con la personalità di Francesco di Giorgio Martini, attivo a quel tempo alla corte aragonese di Napoli.

GLI ECHI MARTINIANI E LE TORRI ARAGONESI

Sebbene non sia data una riconducibilità diretta tra il progetto del castello di Crotone e l’attribuzione al Martini, il raffronto di parte della struttura esistente – in particolare di torri e cortina del fronte di terra - e i trattati del senese è tanto preciso che le stesse possono dirsi traduzioni materiali dei modelli da lui teorizzati. La presenza del Martini alla corte aragonese è documentata dagli archivi della ragioneria napoletana. Sappiamo che, dopo l’assedio di Otranto del 1480, egli fu chiamato a Napoli dal Duca Alfonso affinché provvedesse ad un urgente piano di ammodernamento delle fortificazioni del Regno, con particolare riguardo a quelle più deboli poste a protezione delle coste, tra cui rientrava il castello di Crotone. Fino al 1497, anno in cui fece definitivo ritorno in Toscana, frenetica fu la sua attività, condotta in stretta collaborazione con il più diretto continuatore della sua opera, Antonio Marchesi da Settignano, che gli subentrerà in qualità di Regio Architetto. Sappiamo che quest’ultimo effettuò due sopralluoghi a Crotone, in compagnia del Duca Alfonso, il primo nel 1484 e il secondo nel 1489. Ed è a questo periodo che risalgono le torri. Tuttora esistenti, le “rondelle” accolgono infatti i principi quattrocenteschi dell’architettura militare, presenti nella trattatistica di Francesco di Giorgio. Ornate da cordonature litiche nel punto di massima rastremazione, presentano una struttura ribassata, con muratura ispessita e una base scarpata, per resistere al potere offensivo dell’artiglieria. La sommità, provvista di merlatura, è alleggerita da beccatelli che reggono un’elegante archeggiatura ogivale a nascondere caditoie che, persa poi la loro funzione difensiva, rimarranno quale mero abbellimento decorativo. Tale disegno non trova rimandi diretti alle coeve costruzioni regionali ma richiama piuttosto modelli martiniani. Stessa cosa dicasi per le proporzioni dei diametri delle torri, che rispettano precisamente quelle indicate dal senese nei suoi trattati.

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