Comune di

Jesi

Jesi è situata parte in pianura e parte su un poggio a sinistra del fiume Esino, a media distanza dal litorale adriatico e dalla Gola della Rossa, Appennino marchigiano. E’ la città più importante della Vallesina, territorio che raggruppa circa 20 comuni.

L’Unesco l’ha definita “Città esemplare” in relazione all’eccezionale grado di conservazione delle sue memorie più antiche. Il perimetro delle mura cittadine copre una lunghezza di 1,5 km: costruite tra il XIII e il XIV secolo e ampiamente rimaneggiate nel XV secolo da Baccio Pontelli, seguono in parte il tracciato dell’antico recinto difensivo romano offrendo ancora intatti tutti gli elementi di un sistema difensivo medievale: torrioni, camminamenti per la ronda, piombatoi e feritoie.

A Jesi sono nati illustri personaggi come l’Imperatore Federico II di Hohenstaufen, l’umanista Angelo Colocci e il musicista Giovan Battista Pergolesi ma nel corso dei secoli hanno qui trovato accoglienza importanti figure che hanno lasciato una preziosa eredità culturale come l’architetto senese Francesco di Giorgio Martini e il pittore veneziano Lorenzo Lotto.

Un ricco patrimonio museale accompagnato da un’ottima enogastronomia, rendono la città un’attraente meta turistica adatta a ogni visitatore.

Francesco di Giorgio Martini a Jesi

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LA STORIA

Situato nella zona più elevata del centro storico, Palazzo della Signoria è l’unica opera di architettura civile di Francesco di Giorgio Martini sinora nota e certificata da documenti. L’attuale palazzo rinascimentale sostituisce il precedente duecentesco, che nel 1475 minacciava rovina e che non era più adeguato alle accresciute esigenze amministrative della città. Per la progettazione di questo nuovo palazzo, sede del potere civile, la Repubblica Aesina affida l’incarico all’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, già conosciuto autore di rocche ed edifici. Con l’edificazione di Palazzo della Signoria, gli si prospetta la possibilità di realizzare un palazzo tutto suo e di tradurre in pratica quanto teorizzato nel suo “Trattato di architettura civile e militare”.

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IL PROGETTO

Nel 1486 iniziano i lavori di demolizione del vecchio edificio e di costruzione delle fondamenta del nuovo; risale a quell’anno un contratto di appalto che attribuisce chiaramente la paternità del progetto a Francesco di Giorgio. Il palazzo si presenta poderoso, ma al tempo stesso armonico; si alza su due piani, suddivisi da cornici e con un doppio ordine di finestre a croce guelfa. Su Piazza Colocci, al di sopra del grande portale d’ingresso realizzato nel 1588, è posta l’edicola marmorea con il leone rampante, simbolo della città di Jesi e opera dei maestri lapicidi Michele di Giovanni da Milano e suo figlio Alvise (1498), autori anche dei quattro scudi cantonali in pietra.

IL PALAZZO

Il palazzo comincia ad essere utilizzato nel 1503, seppur incompleto; la realizzazione delle decorazioni interne, infatti, inizia nel 1519, con affreschi e intarsi, ma soprattutto con il grande soffitto in legno a lacunari della Sala Maggiore, giunto fino a noi. Nel 1551 il palazzo viene completato con una torre slanciata a tre ordini merlati e cupola finale che, però, crolla nel 1657 a causa di una scossa di terremoto. Viene riedificata nel giro di qualche anno, con forme più tozze e massicce ma sostanzialmente stabili. Lo spazio del cortile interno è delimitato dal susseguirsi degli archetti sorretti da quattordici pilastri “allungati e snelli, ma non gracili”, poggianti su basi in pietra d’Istria. Arretrato rispetto al centro del cortile, il pozzo in pietra costruito da Giovanni di Gabriele da Como esalta le linee rigorose del porticato.

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Il secondo ordine presenta colonne bianche e leggere con capitelli corinzi, opera di Andrea Sansovino, chiamato a Jesi nel 1519 per risolvere problemi di staticità. Infine, il terzo ordine presenta ancora oggi una sistemazione provvisoria con pilastri lignei collocati a seguito dei restauri del 1936. Il palazzo ha cominciato a subire profonde trasformazioni con l’avvento dei Governatori Pontifici; dopo il 1860 ospita la Pretura, l’Archivio notarile e le carceri mandamentali. È attualmente sede della biblioteca comunale, dell’archivio storico comunale e di altri 17 archivi e conserva anche il prezioso fondo donato dalla famiglia Pianetti al Comune agli inizi del XX secolo.

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