Comune di

Urbino

Urbino è la città delle emozioni. La città di Raffello, della fantastica residenza dei Montefeltro, dei tramonti che tingono di rosso acceso quel centro storico che l’Unesco ha dichiarato “Patrimonio dell’Umanità”.

Durante il Rinascimento Urbino è stata una delle grandi capitali culturali d’Europa. Oggi continua a essere un centro vitale, sede di una delle più antiche e prestigiose università italiane (nel 2006 sono stati festeggiati i 500 anni di attività). La Urbino contemporanea è una realtà che ha saputo mantenere un buon equilibrio fra sviluppo e tutela del patrimonio storico, artistico, architettonico e naturale.

I musei presenti in città raccolgono capolavori inestimabili. Urbino rimane la città dai tanti appuntamenti culturali legati all’arte, al libro, alla musica, alle rievocazioni storiche e allo sport. Insomma, qui si respira l’aria dell’Italia più autentica, quella tanto apprezzata dal viaggiatore straniero. In questa città nacque Raffaello Sanzio. La casa natale del pittore è oggi aperta ai visitatori. Ai musei e alle residenze celebri si aggiungono gli oratori, come quello di San Giovanni Battista, con il ciclo degli affreschi di Jacopo e Lorenzo Salimbeni da San Severino. Poco lontano c’è il barocco Oratorio di San Giuseppe in cui è visitabile il presepe in stucco di Federico Brandani

Francesco di Giorgio Martini a Urbino

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IL PALAZZO DUCALE

Il Palazzo Ducale di Urbino fu voluto da Federico da Montefeltro verso la metà del XV secolo. I primi lavori furono affidati al fiorentino Maso di Bartolomeo, ma fu l’architetto L. Laurana a dare forte identità alla costruzione, creando il cortile d’onore, lo scalone di accesso e l’incredibile facciata che è diventata l’emblema dell’armonia fra urbanistica e natura. Quando nel 1472 il Laurana lasciò Urbino, lo sostituì Francesco di Giorgio Martini che portò l’opera quasi a compimento, provvedendo anche alla definizione della parte decorativa della facciata. Per l’esecuzione delle cornici di portali e finestre l’architetto senese chiamò lo scalpellino-scultore milanese Ambrogio Barocci, lo stesso a cui si debbono i principali ornamenti delle varie sale e saloni interni.

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Già l’aspetto esteriore dell’imponente struttura ci suggerisce la cura con cui il progetto venne realizzato, seguendo il naturale procedere del terreno con i suoi dislivelli. All’interno della residenza, dietro al balcone principale posto tra le due torri, troviamo un ambiente raccolto e spettacolare: lo Studiolo del Duca. Qui il lavoro di intarsio è stupefacente, la simbologia ricchissima. Le tarsie vennero realizzate nella bottega del Fiorentino Baccio Pontelli probabilmente su disegno di Francesco di Giorgio Martini. Oggi il palazzo è sede della Galleria Nazionale delle Marche e custodisce un gran numero di capolavori.

CHIESA DI S. BERNARDINO

L’attribuzione è ormai unanime: è di Francesco di Giorgio Martini il progetto architettonico del Mausoleo dei Duchi presente a circa due chilometri dal centro storico di Urbino. Federico da Montefeltro volle la costruzione della struttura ma non la vide mai realizzata perchè alla sua morte, nel 1482, i lavori non erano ancora terminati. Il Duca venne sepolto, in attesa di traslazione, nell’attigua Chiesa di S. Donato. I monumenti sepolcrali di Federico e del figlio Guidobaldo da Montefeltro sono presenti nella chiesa dal 1620, collocati uno di fronte a l’altro, ai lati della navata.Fino ad alcuni decenni fa il Mausoleo veniva incluso fra i possibili progetti di Donato Bramante. Gli studi e i convegni di inizio anno Duemila hanno poi messo tutti d’accordo. I documenti e le approfondite analisi degli storici dell’architettura hanno portato in luce i documenti, i concetti costruttivi, le forme e le proporzioni che rivelano la mano dell’architetto senese.

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LA DATA

Le scuderie del Duca e la rampa di collegamento interno fra questa e il Palazzo Ducale vennero realizzate dall’architetto Francesco di Giorgio Martini. La Data, come vengono chiamate le stalle ducali, è lunga oltre 100 metri, larga 10 e alta 13, aveva copertura a volta ed era illuminata dalle ampie finestre in facciata. Oggi la struttura è stata recuperata ed è un luogo multifunzionale destinato a spazio per conferenze, laboratori, biblioteca civica e mostre. Alla metà del XIX secolo le antiche stalle divennero la sede dei granai della città, da cui il nome poetico “Orto dell’abbondanza”. La parte superiore e la copertura della rampa vennero demolite nel XIX secolo per permettere la costruzione del Teatro “Sanzio”.

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