Comune di

Gubbio

Antichissima città del popolo degli Umbri, Iguvium fu poi municipio romano, come testimoniano le tante vestigia archeologiche che si raccolgono attorno al Teatro, meraviglia architettonica di età augustea. A partire dal Medioevo l’abitato si contrae verso le pendici del Monte Ingino, dove nasce e si sviluppa la città medioevale a partire dal XII secolo, durante il lungo episcopato del vescovo Ubaldo (+1160).

La ricostruzione interessa tutto il XIII secolo e nel 1338, mentre si edificano i palazzi del potere, il Palazzo dei Consoli e il Palazzo del Podestà, gli amministratori redigono lo Statuto del libero Comune. Il Trecento sarà l’età d’oro di Gubbio che tuttavia a causa di conflitti intestini sceglie, nel 1384, il governo di un signore, il conte Antonio Montefeltro.

Gubbio diviene seconda città dello stato del Montefeltro dando i natali a Federico (1422-1484) che vi fa costruire una reggia, il Palazzo Ducale, gioiello del rinascimento svettante sopra l’abitato e posto dirimpetto alla cattedrale.

Federico, come dichiara, ha Gubbio nel cuore e nell’anima. Proprio nella città di Sant’Ubaldo non solo avrà la gioia di veder nascere il suo unico e tanto atteso figlio maschio ed erede al trono Guidubaldo (1472-1508), ma anche di piangere la morte della seconda moglie Battista (1446-1472), madre dello stesso Guidubaldo.

Francesco di Giorgio Martini a Gubbio

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IL PALAZZO DUCALE

Raggiungere Palazzo Ducale significa inerpicarsi per tortuosi e suggestivi percorsi che spesso scoraggiano il visitatore. Ma una volta giunti alla meta e varcata la soglia del grande portale d’ingresso che Federico di Montefeltro volle di fronte al Duomo, si vive l’emozione di oltrepassare una porta temporale che dall’austero Trecento conduce all’aulico Quattrocento. Infatti l’edificio, di origini medioevali, venne interamente ricostruito a partire dal 1476 nella forma attuale, secondo il gusto rinascimentale. L’opera, voluta da Federico, fu compiuta sotto suo figlio Guidobaldo a imitazione del Palazzo Ducale di Urbino, su disegno dell’architetto Francesco di Giorgio Martini da Siena. Le strutture murarie degli stabili precedenti, tra cui l’antico palazzo del Comune, sono facilmente individuabili all’esterno, soprattutto nel lato verso valle.

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L'INTERNO

All’interno si apre uno stupendo cortile che corrisponde all’antica platea comunale, raccolto ed elegante anche grazie alla tricromia dell’intonaco e della pietra serena che si profila sul rosso mattone. In basso, su tre lati, si succedono le snelle arcate del portico su colonne e pilastri agli angoli, mentre in alto è ricavato il piano delle ‘soprallogge’, con eleganti finestre architravate divise da lesene. Documenti di archivio testimoniano la presenza di Francesco di Giorgio Martini anche a Gubbio al servizio del duca Federico da Montefeltro. Il primo è del maggio del 1477, un atto notarile con il quale venivano concordate le clausole tra l’architetto e le maestranze lombarde per la ricostruzione del rivellino di Costacciaro, una fortificazione posta a protezione di una porta delle mura del castello non lontano da Gubbio.

GLI INTERVENTI DI MARTINI

Dal 1477 al 1481 Francesco di Giorgio frequenta Gubbio al seguito di Federico. Nel 1477 un documento di grande importanza lo mette direttamente in relazione con Palazzo Ducale, perché commissiona per conto di Federico, ad un pittore locale, Bernardino di Nanni dell’Eugenia, dei fregi da realizzarsi nella camera privata del signore. Inoltre, secondo alcuni studiosi tra il 1478 e il 1481 l’architetto pone mano anche un problema idraulico eugubino, come illustrerebbe un suo disegno del Codice Saluziano che pare occuparsi della principale condotta d’acqua di Gubbio e delle modalità per superare i livelli. Sta di fatto che nello stesso 1481 l’architetto stipula un atto quale eventuale esecutore del progetto per la fortificazione della più importante porta di accesso di Gubbio, la cosiddetta Porta Marmorea.

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Federico nel palazzo di Gubbio fa realizzare anche un nuovo studio, una stanza dove «poteva ritirarsi dalla vita activa per la tranquillità dellavita contemplativa». È il celeberrimo Studiolo a tarsie prospettiche, venduto nel 1872 e ora in bella mostra al Metropolitan Museum di New York, probabilmente disegnato dallo stesso Francesco di Giorgio Martini e realizzato da maestranze toscane.